Vercelli misteriosa e segreta: luoghi magici e inquietanti del Vercellese

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Autore Alessandro 8 Giugno 2024
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Contenuti

  1. I misteri del Vercellese: la mappa dei misteri di Vercelli e della sua provincia
  2. Vercelli Misteriosa: la guida ai segreti e ai misteri di Vercelli e della sua provincia
    1. L’Abbazia di Lucedio (1123)
      1. La Chiesa di Santa Maria di Lucedio
      2. Lucedio: origine del nome
    2. La Chiesa della Madonna delle Vigne e lo Spartito del Diavolo
      1. Lo Spartito del Diavolo
    3. Saletta di Costanzana, tra leggenda e paranormale
      1. Il borgo di Saletta di Costanzana
      2. Occultismo e Riti Satanici a Saletta di Costanzana
      3. Il Tempio di Saletta di Costanzana
      4. La Leggenda dei Due Amanti di Saletta
      5. I fantasmi di Saletta
      6. I bambini di Saletta
      7. I cunicoli sotterranei di Saletta
      8. I motori che si spengono a Saletta di Costanzana
      9. Le Ossa dei Giganti a Saletta di Costanzana
      10. L’Abbandono di Saletta di Costanzana
    4. Il Bosco delle Sorti della Partecipanza (1275)
      1. Misteri e leggende
    5. Chiesa Templare di Santa Maria d’Isana e il Menhir di Isana
    6. Piazza Cavour (Vercelli)
      1. Leggende
    7. Il Ponte dei Peccati di Romagnano Sesia
      1. Le porte dei Diavoli
      2. Il fantasma del ponte
  3. Castelli, torri e palazzi infestati del Vercellese
    1. Il Castello di Moncrivello
      1. Storia e architettura del castello di Moncrivello
      2. La Dama Bianca del Castello di Moncrivello
    2. Il Castello di Quinto Vercellese
      1. Storia e architettura del Castello di Quinto Vercellese
      2. Il fantasma di Corinna del Castello di Quinto Vercellese
    3. Il Castello di Camino
      1. I fantasmi del Castello di Camino: Scarampo Scarampi e Camilla
    4. Il Castello di Roppolo
      1. Il fantasma del conte Bernardo Valperga di Mazzè
    5. La Torre dell’Angelo (Vercelli)
      1. La leggenda della Torre dell’Angelo di Vercelli
  4. Avvistamenti UFO / OVNI nel Vercellese
    1. Avvistamento di Foo Fighters a Vercelli (1945)
    2. Avvistamento UFO a San Germano Vercellese (1954)
    3. Avvistamenti di UFO a Vercelli (1982 - 1987)
    4. Avvistamento UFO a Viverone (1986)
    5. Avvistamento UFO a Borgovercelli (1988)
    6. Avvistamenti UFO tra Boccioleto e Varallo Sesia (1990)
    7. Avvistamento UFO a Masserano (1995)
    8. Fenomeno dei Capelli d’Angelo nel Vercellese (1990)
    9. Avvistamento UFO a Borgosesia (2011)
    10. Avvistamento UFO sul Lago di Viverone (2022)
    11. Il ponte della Gula
  5. Ghost Town Vercelli: tutti i paesi fantasma del Vercellese
    1. Alpe Meggiana
    2. Campertogno
    3. Cervatto
    4. Cravagliana
    5. Erbareti
    6. Fobello
    7. Frasso
    8. Leri Cavour
    9. Naula (Rassa)
    10. Postua (Sostegno)
    11. Rimasco
    12. Riva Valdobbia
    13. Roccapietra
    14. Scopello
    15. Torrione
  6. Urbex Vercelli: i luoghi più gettonati dagli esploratori urbani del Vercellese
    1. Urbex Vercelli: disclaimer legale
    2. Villa Caccia di Romagnano Sesia (1848)
    3. Il Manicomio Abbandonato di Vercelli (1937)
      1. l’eccidio dell’ospedale Psichiatrico di Vercelli
    4. Centrale Nucleare Enrico Fermi di Trino (1964)
    5. Deposito di Lenta (1975)
    6. Ex Centrale Termoelettrica Galileo Ferraris (1997)
    7. Le linee ferroviarie e le vecchie stazioni abbandonate del Vercellese
      1. Linea ferroviaria Vercelli-Casale Monferrato
      2. Linea ferroviaria Varallo-Novara
  7. Un ringraziamento al lettore

La provincia di Vercelli, incastonata nel cuore del Piemonte, è una terra intrisa di storie avvincenti e leggende inquietanti che attraversano secoli di tradizione e mistero. Dalle sue strade antiche alle imponenti chiese, dai castelli maestosi alle campagne sconfinate, ogni angolo di questo territorio racconta di fenomeni paranormali, stregoneria e apparizioni spettrali. È un luogo dove il confine tra realtà e immaginazione si dissolve, creando un’atmosfera enigmatica che affascina non solo curiosi e appassionati di storie del soprannaturale, ma anche studiosi e ricercatori del paranormale.

I misteri del Vercellese
I misteri del Vercellese

Esplorare Vercelli e i suoi misteri significa intraprendere un viaggio unico, tra storia e leggenda, architettura e racconti popolari. La ricchezza di questo mosaico affascinante invita chiunque ad avventurarsi nella scoperta di luoghi carichi di un’aura misteriosa, dove ogni pietra sembra sussurrare storie dimenticate e ogni ombra nasconde segreti secolari. I visitatori potranno immergersi in esperienze indimenticabili, vivendo il brivido di percorrere sentieri poco battuti e di sostare in luoghi che da sempre alimentano l’immaginario collettivo.

Dalla celebre Abbazia di Lucedio, con le sue leggende di apparizioni e fenomeni inspiegabili, alla Chiesa della Madonna delle Vigne e il suo famigerato Spartito del Diavolo, fino ai piccoli borghi abbandonati e alle campagne che sembrano sospese nel tempo, la Provincia di Vercelli offre un’abbondanza di attrazioni per gli amanti del mistero. Le storie di fantasmi, i racconti di stregoneria e i fenomeni paranormali si intrecciano con la storia e la cultura locale, creando un tessuto narrativo ricco e avvincente.

I paesaggi della provincia di Vercelli
I paesaggi della provincia di Vercelli

Questa guida vi accompagnerà attraverso i luoghi più misteriosi e inquietanti della provincia di Vercelli, fornendo dettagli e curiosità che vi permetteranno di vivere un’avventura affascinante, tra passato e presente, storia e mito. Preparati a scoprire una Vercelli diversa, dove ogni angolo nasconde una storia e ogni visita promette emozioni uniche e irripetibili. Benvenuti nel cuore oscuro del Piemonte, benvenuti a Vercelli Misteriosa.

Ti interessa esplorare altri luoghi misteriosi in Piemonte? Leggi anche la nostra guida sui luoghi più misteriosi e inquietanti della provincia di Asti

I misteri del Vercellese: la mappa dei misteri di Vercelli e della sua provincia

Per facilitare la tua esplorazione dei luoghi più enigmatici della provincia di Vercelli, abbiamo creato una mappa interattiva che raccoglie tutte le destinazioni trattate in questa guida. Questa mappa è uno strumento prezioso per pianificare il tuo viaggio e per orientarti tra le varie tappe del nostro itinerario del mistero.

La mappa dei misteri di Vercelli e del Vercellese ti permetterà di visualizzare la posizione esatta di castelli infestati, abbazie con leggende di fantasmi, borghi abbandonati e altre attrazioni enigmatiche. Ogni segnaposto sulla mappa è corredato di una breve descrizione e di indicazioni utili per raggiungere il sito. Potrai scoprire dettagli affascinanti su ciascun luogo, conoscere le leggende e i racconti che lo circondano, e trovare consigli pratici per la tua visita.

Usare la mappa è semplice:

Zoom: puoi ingrandire e rimpicciolire per vedere più da vicino le varie aree e i dettagli. Segnaposti: ogni segnaposto rappresenta uno dei luoghi misteriosi descritti nella guida. Cliccando su di essi, troverai informazioni utili e curiosità sul sito. Itinerari: potrai visualizzare percorsi suggeriti per un viaggio più organizzato e fluido, collegando i vari punti di interesse in modo logico e accessibile.

Questa mappa ti aiuterà a orientarti e arricchirà la tua esperienza di viaggio, offrendoti una panoramica completa delle meraviglie misteriose che Vercelli ha da offrire. Che tu stia pianificando un viaggio breve o un’esplorazione approfondita, la nostra mappa interattiva è lo strumento ideale per vivere un’avventura straordinaria e indimenticabile.

Vercelli Misteriosa: note sul copyright

Tutti i contenuti della presente guida (Vercelli Misteriosa) sono protetti da copyright e sono di proprietà esclusiva di Alessandro Lussi, ad eccezione dei contenuti di terzi, il cui utilizzo nella presente guida è fatto in conformità alle leggi. È vietata qualsiasi riproduzione, distribuzione, trasmissione, pubblicazione o utilizzo non autorizzato, totale o parziale, dei testi, delle immagini e di qualsiasi altro materiale quì presente, senza il preventivo consenso scritto del titolare del copyright. Qualsiasi violazione sarà perseguibile ai sensi delle leggi vigenti in materia di tutela dei diritti d’autore. Per richieste di autorizzazione o ulteriori informazioni, si prega di contattare il titolare dei diritti di copyright: Alessandro Lussi[www.alessandrlussi.it].

Come scoprire ed esplorare i misteri di Vercelli e del Vercellese

I luoghi misteriosi della provincia di Vercelli possono essere esplorati da soli o in gruppo.

Spostarsi a piedi o in bicicletta è il modo ideale per entrare in contatto diretto con l’ambiente, permettendo di cogliere dettagli nascosti e di apprezzare la natura circostante.

Per chi preferisce un’esperienza più comoda e completa, avere a disposizione un van attrezzato o un camper è una scelta eccellente. Questo permette di fare tutte le tappe con tranquillità, potendo sostare vicino ai luoghi di interesse e avere sempre con sé tutto il necessario per un’esplorazione confortevole. Vercelli e i suoi misteri sono alla portata di chiunque abbia voglia di immergersi in un’avventura affascinante e ricca di scoperte.

Vercelli Misteriosa: la guida ai segreti e ai misteri di Vercelli e della sua provincia

Vercelli e la sua provincia sono impregnati di storie di stregoneria, case infestate e fenomeni paranormali: la Chiesa della Madonna delle Vigne, l’Abbazia di Lucedio e numerosi castelli e ville abbandonati considerati infestati sono solo alcuni dei luoghi del Vercellese che custodiscono segreti e leggende oscure.

La storia di Vercelli è infatti intrisa di racconti di rituali esoterici, apparizioni spettrali e eventi inspiegabili, rendendo quest’area del piemonte una meta irresistibile per chiunque sia attratto dall’occulto e dal soprannaturale.

Attraverso la scoperta di questi luoghi, i visitatori possono immergersi in un viaggio affascinante tra passato e presente, tra storia e leggenda, alla ricerca dei segreti che avvolgono questa terra misteriosa.

L’Abbazia di Lucedio (1123)

Abbazia di Lucedio
Abbazia di Lucedio

Situata vicino a Trino, l’Abbazia di Lucedio è forse il luogo più famoso per i presunti fenomeni paranormali del vercellese.

Fondata nel XII secolo dai monaci cistercensi, l’abbazia è avvolta da leggende di apparizioni e suoni misteriosi. Si dice che la cripta dell’abbazia sia infestata e che i visitatori abbiano riportato sensazioni di disagio e avvistamenti inspiegabili. Non solo l’abbazia, ma tutta la zona di Lucedio è considerata un luogo di alta attività paranormale, con leggende che parlano di monaci fantasmi e strani fenomeni luminosi nelle risaie circostanti.

La Chiesa di Santa Maria di Lucedio

La Chiesa di Santa Maria di Lucedio dell’Abbazia di Santa Maria di Lucedio, è associata a numerose leggende misteriose. Tra le storie più famose vi è quella della “colonna piangente” e delle cripte con gli abati mummificati.

Lo spartito del Diavolo

Si racconta che nel 1684, durante un rituale di magia nera nei pressi del cimitero vicino, fu evocata una presenza malvagia che prese possesso dei monaci dell’abbazia, dando inizio a un periodo di soprusi e abusi.

Lo spartito del Diavolo
Lo spartito del Diavolo

Questa possessione durò fino al 1784, quando Papa Pio VI inviò un esorcista per liberare l’abbazia. La leggenda narra anche di uno spartito musicale chiamato “Spartito del Diavolo”, che se suonato al contrario, libererebbe il demone intrappolato nelle cripte dell’abbazia​. La leggenda completa è trattata in dettaglio più avanti nell’articolo.

La colonna che piange

Una tra le leggende più celebri è quella della colonna piangente. Si narra che una colonna all’interno dell’abbazia, situata nella sala capitolare, pianga misteriosamente. Secondo le leggende, le lacrime sarebbero dovute ai peccati commessi dai monaci durante il Medioevo. Questo fenomeno ha alimentato molte storie soprannaturali, anche se gli studiosi moderni spiegano che le lacrime sono in realtà causate dall’umidità di risalita tipica della zona, ricca di fontanili.

Le cripte con abati mummificati

Un altro elemento che alimenta il fascino oscuro dell’Abbazia di Lucedio è la presenza di cripte sotterranee che ospitano le mummie di alcuni abati disposti in cerchio. Secondo le storie, questi abati avrebbero praticato rituali segreti e misteriosi che avrebbero legato le loro anime a questo luogo. Le cripte, accessibili solo con permesso speciale, sono un ulteriore elemento che accresce l’aura di mistero e inquietudine che avvolge l’abbazia​​.

Le cripte
Le cripte

Lucedio: origine del nome

Il nome “Lucedio” potrebbe derivare da “luce di Dio” o “Dio di Luce”, cioè Lucifero.

La Chiesa della Madonna delle Vigne e lo Spartito del Diavolo

Nei pressi di Vercelli tra Trino e Montarolo, tra vigneti e risaie, si eregge maestosa la Chiesa della Madonna delle Vigne: un santuario barocco del 1696, costruito su iniziativa dell’abate commendatario di Lucedio, Vincenzo Grimani.

L’edificio - progettato dagli architetti Antonio Bertola e Giovanni Battista Scapitta, noti per i loro contributi all’architettura barocca piemontese - si presenta con una caratteristica pianta ottagonale (elemento architettonico simbolo di eternità e transizione nel Cristianesimo) e un soffitto a cupola che richiama modelli illustri come la Chiesa di Santa Caterina di Casale Monferrato.

L’interno dell’edificio, nonostante il degrado attuale, conserva affreschi e stucchi di grande pregio, con raffigurazioni di cherubini e motivi floreali legati alla vite e all’uva, elementi decorativi che riflettono l’importanza della viticoltura nella regione.

Lo Spartito del Diavolo

Le leggende che circondano questo luogo ne fanno un punto di interesse per gli appassionati di mistero ed esoterismo. La chiesa fu infatti al centro di numerosi racconti di occultismo, e si ritiene addirittura che nel 1784 sia stata sconsacrata da una bolla papale di Papa Pio VI, a causa delle influenze diaboliche che vi dimoravano. Alcuni studiosi moderni mettono in dubbio questa versione suggerendo che le storie del Santuario siano state esagerate nel tempo.

La più famosa tra le leggende della Chiesa della Madonna delle Vigne racconta di un rito satanico (o un sabba) svoltosi alla fine del 1600 - e più precisamente nel 1684 - nei pressi del Cimitero di Darola, durante il quale un gruppo di ragazze, forse masche (streghe piemontesi) e alcune suore, avrebbero evocato Satana, il cui spirito maligno, dopo averle possedute, si sarebbe scagliato contro i monaci della vicina Abbazia di Lucedio.

Questo evento avrebbe segnato l’inizio di un periodo di 100 anni di soprusi, violenze e abusi da parte dei monaci posseduti, che avrebbero sfruttato il proprio potere e la propria posizione a scapito dei poveri e dei deboli.

Le leggende raccontano che la situazione divenne talmente grave che il Vaticano decise di intervenire inviando un esorcista. Dopo sette giorni di intense preghiere e scontri con il demone, l’esorcista riuscì a rinchiudere la presenza maligna nella cripta della Chiesa di Santa Maria. Questo esorcismo è rimasto impresso nella memoria collettiva come uno degli episodi più oscuri della storia locale.

Secondo il mito, l’esorcisa avrebbe imprigionato il Diavolo utilizzando un particolare spartito che suonato in modo corretto avrebbe permesso di intrappolare il demone nell’edificio. Al contrario, se il brano fosse stato suonato al da destra verso sinistra e dal basso verso l’alto, il Diavolo sarebbe stato liberato o nuovamente evocato.

Lo Spartito del Diavolo
Lo Spartito del Diavolo

Secondo la leggenda lo spartito sarebbe scomparso per evitare che qualcuno potesse liberare il diavolo suonandolo al contrario.

Nel tardo 2000, l’archeologo Luigi Bavagnoli riportò alla luce dalla vegetazione che lo copriva, un affresco sulla controfacciata della Chiesa (sopra alla porta d’ingresso) che raffigurava uno spartito e un organo a canne. Tale spartito sarebbe proprio lo spartito utilizzato dall’esorcista vaticano per imprigionare il diavolo

L’esperta di musica antica Paola Briccarello analizzandolo scoprì elementi che supportavano l’idea che lo spartito potesse essere davvero quello della leggenda, usato in rituali occulti. Tramite un sistema di sostituzione di note con le lettere comparivano infatti tre parole: “Dio”, “Fede”, “Abbazia” e i tre accordi iniziali erano tipicamente accordi di chiusura, adoperati al termine, e non all’inizio, di un brano.

Questa storia e le continue testimonianze di presenze ed energie negative nella Chiesa, hanno attirato l’attenzione di numerosi studiosi e appassionati di esoterismo nel corso degli anni. Le tracce di rituali e di candele nere presenti all’interno della struttura lo confermano.

Oggi, il Santuario della Madonna delle Vigne si presenta in stato di abbandono e avanzato degrado, con interni vandalizzati e privi di arredi originali. Nonostante ciò, rimane un esempio significativo di architettura barocca piemontese e continua ad attirare l’interesse di storici e appassionati di mistero.

Saletta di Costanzana, tra leggenda e paranormale

Sempre nel cuore del Vercellese, poco distante dall’Abbazia di Lucedio e dalla Chiesa della Madonna delle Vigne si erge tra i campi Saletta di Costanzana, minuscolo borgo avvolto da storie inquietanti e leggende oscure e meta prediletta per gli appassionati di mistero e occultismo.

Il borgo di Saletta di Costanzana

Il villaggio di Saletta si erge solitario nelle campagne della bassa vercellese, una regione quasi priva di abitanti. Durante l’estate, il caldo opprimente e le zanzare dominano il paesaggio, mentre in inverno, il gelo pungente e la nebbia fitta avvolgono tutto.

Il borgo di Saletta di Costanzana
Il borgo di Saletta di Costanzana

Le prime documentazioni su Saletta di Costanzana risalgono al XII secolo, epoca in cui il borgo era sotto il dominio della famiglia Saletta. Nel XIV secolo, il possedimento passò a un monastero e rimase sotto il controllo del clero fino al XVII secolo, quando fu acquisito dal marchese Mossi. La frazione, nonostante vari tentativi di sviluppo, rimase in una sorta di limbo tra modernità e abbandono, alimentando storie e leggende che avrebbero segnato il suo destino.

Nel silenzio dei borghi che circondano il borgo, numerose storie e leggende si sono trasmesse di generazione in generazione, spesso tramandati dagli anziani dei villaggi ai giovani, ma anche riportati in pubblicazioni ufficiali di giornali tra cui La Stampa.

Occultismo e Riti Satanici a Saletta di Costanzana

Negli anni ‘80, Saletta guadagnò notorietà per presunti rituali occulti e messe nere che si sarebbero svolti nella chiesa del borgo.

Le leggende parlano di una setta che utilizzava, il tempio e la vicina chiesa di San Bartolomeo per adorare una statua di un toro o un caprone con occhi rossi, presumibilmente conservata all’interno della chiesa. La polizia effettuava controlli periodici per scoraggiare tali attività, e articoli di giornali locali documentavano le testimonianze di residenti e visitatori che affermavano di aver visto luci misteriose e graffiti satanici, alimentando ulteriormente le storie di attività occulte. La presenza di teschi di mucca scolpiti sugli ornamenti della chiesa contribuì a diffondere queste voci.

Occultismo e Riti Satanici a Saletta di Costanzana
Occultismo e Riti Satanici a Saletta di Costanzana

Il Tempio di Saletta di Costanzana

Il Tempio di Saletta, conosciuto anche come Tempietto di San Sebastiano, è un edificio in stile romanico di forma rotonda con dodici colonne che sostengono una struttura imponente e una base alta collegata al terreno tramite scalini, si trova a circa cinquanta metri dalla chiesa principale ed è da questa raggiungibile attraversando un campo, spesso celato dalla vegetazione.

Si narra che il tempio sia stato edificato dal Monsignor Mossi come omaggio a due giovani amanti che si suicidarono per sfuggire alla disapprovazione delle loro famiglie, similmente alla storia di Romeo e Giulietta.

La Leggenda dei Due Amanti di Saletta

La leggenda più nota racconta di una giovane donna del tal famiglia Mossi, che si innamorò disperatamente di un cavaliere. A causa dell’opposizione della sua famiglia, i due amanti decisero di suicidarsi insieme per poter vivere il loro amore nell’aldilà.

La loro tragica fine avvenne in una notte di maggio, e si dice che il Marchese Mossi, colpito dal dolore, abbia fatto erigere il tempio proprio sul luogo del suicidio. Da allora, numerose testimonianze riportano l’apparizione degli spiriti dei due amanti nei pressi del tempio, specialmente durante le notti di maggio.

I fantasmi di Saletta

Altre storie raccontano di apparizioni spettrali e rumori inquietanti provenienti dalle rovine del castello e della chiesa. Alcuni contadini locali raccontano di aver visto la figura nebulosa di una donna avvolta in una luce bianca, nei campi vicino al tempietto durante certe notti d’inverno.

I bambini di Saletta

Tra le storie di fantasmi più celebri di Saletta, una racconta di tre bambini che, alla fine dell’Ottocento, scomparvero mentre giocavano a nascondino. Uno di loro fu ritrovato morto, infilzato su un cancello di ferro e da quel momento, nel Borgo vi fu un susseguirsi di tragedie. Si ritiene che il suo spirito vaghi ancora per quei luoghi e alcuni testimoni giurano che quando nevica compaiano le impronte dei bambini dalla chiesa fino al cimitero.

I cunicoli sotterranei di Saletta

Tra i misteri più affascinanti del tempio di Saletta di Costanzana, si racconta di chilometrici cunicoli sotterranei che collegherebbero il tempio a varie località vicine, come Costanzana, Torrione e Trino. Secondo alcune leggende, questi tunnel, che partitirebbero dalla stanzetta sotto il tempietto di Saletta, sarebbero stati utilizzati per seppellire i figli non riconosciuti nati da relazioni clandestine tra monaci e suore. Ad oggi nessuna traccia di tali passaggi è stata trovata, ma simili cunicoli sono documentati sotto edifici di località non distanti, come il Monastero di Castelletto Cervo.

I motori che si spengono a Saletta di Costanzana

Tra le storie che trovano conferma sui quotidiani vi sono i misteriosi spegnimento dei motori vicino al Tabernacolo, fenomeno che ha coinvolto anche autoveicoli e addirittura un aereo, quando - fatto riportato su La Sesia - nel mese di ottobre del 1980, un F-104 del 53° Stormo di Cameri rischiò di schiantarsi sul paese. C’è chi giura che il proprio cellulare si è spento improvvisamente o ha smesso di funzionare nelle vicinanze del tempio. Questi eventi possono avere alla base motivazioni geofisiche (il territorio potrebbe influenzare le apparecchiature meccaniche attraverso campi magnetici).

Le Ossa dei Giganti a Saletta di Costanzana

Il mistero che avvolge Saletta di Costanzana è reso ancor più affascinante dalle storie di ritrovamenti di ossa di giganti. Questi racconti, pur non essendo mai stati scientificamente verificati, sono spesso citati in documenti storici e leggende locali, suscitando curiosità e fascino.

Le Ossa dei Giganti a Saletta di Costanzana
Le Ossa dei Giganti a Saletta di Costanzana
I Ritrovamenti di Giovanni Battista Modena

Tra gli elementi centrali della leggenda dei Giganti a Saletta di Costanzana vi è il lavoro di Giovanni Battista Modena, canonico vercellese che operò tra il XVI e XVII secolo. Modena credeva fermamente che il territorio del Vercellese fosse abitato da giganti prediluviani. Nel 1622, documentò il ritrovamento di un corpo di gigante di altezza e grossezza indicibile a Saletta. Secondo i suoi scritti, il corpo era straordinariamente ben conservato grazie alla sepoltura in una creta che ne aveva preservato le ossa, quasi come fossero pietrificate.

Il Dente di San Cristoforo e gli altri reperti

Nella chiesa di San Cristoforo a Vercelli Modenà trovò un dente di dimensioni eccezionali, che classificò come Dente di San Cristoforo. Un altro dente simile fu trovato nella Chiesa di Sant’Eusebio. Questi ritrovamenti furono interpretati come prove dell’esistenza dei giganti che un tempo abitavano la regione.

Oltre alle indagidi di Modena, altri reperti testimonierebbero la presenza di giganti nei dintorni di Saletta e Torrione. Tutte queste testimonianze archeologiche sono interpretate oggi come fossili di animali preistorici mal identificati.

L’Abbandono di Saletta di Costanzana

Il borgo fu abbandonato gradualmente a partire dal XVIII secolo, ma le sue storie e leggende hanno mantenuto vivo l’interesse per questo luogo.

Saletta di Costanzana è oggi un luogo di grande fascino per chi è interessato al paranormale e ai misteri irrisolti. Le sue rovine, la chiesa sprangata e il tempio avvolto dalla vegetazione offrono un’ambientazione suggestiva che cattura l’immaginazione di chiunque vi si avventuri.

Il Bosco delle Sorti della Partecipanza (1275)

Il Bosco delle Sorti della Partecipanza, situato nei pressi di Trino in Piemonte, è tra i più vasti boschi planiziali della pianura Padano-veneta. Questo antico bosco oltre a costituire un importantissimo sito di conservazione della biodiversità, è anche avvolto da un’aura di mistero, tra leggende inquietanti e testimonianze di figure spettrali e fenomeni luminosi che appaiono nelle notti senza luna.

Il Bosco delle Sorti della Partecipanza
Il Bosco delle Sorti della Partecipanza

Il Bosco delle Sorti della Partecipanza ha una storia unica che risale al 1275, quando l’area fu assegnata in proprietà collettiva ai cittadini di Trino. La gestione del bosco, basata su un rigido sistema di turni di taglio, ha permesso di conservarne l’integrità ecologica per secoli. Ogni anno, una parte del bosco viene messa a rotazione per il taglio, suddivisa in “sorti” o “punti”, e assegnata tramite sorteggio ai partecipanti della comunità.

Dal 1991 i 600 ettari di bosco sono stati dichiarati area naturale protetta: questo ha permesso di creare un rifugio per numerose specie animali e vegetali che altrimenti non riuscirebbero a sopravvivere nell’ambiente circostante, fortemente influenzato dalla monocoltura del riso.

Attualmente il bosco offre numerose opportunità per gli amanti della natura e delle attività all’aperto. Sono presenti sentieri segnalati per escursioni a piedi o in mountain bike, oltre a aree attrezzate per picnic. Il bosco è un luogo ideale per osservare la natura, con numerosi punti di interesse come le vicine Abbazia di Lucedio e Garzaia di Montarolo.

Misteri e leggende

Oltre alla sua importanza ecologica, il Bosco delle Sorti della Partecipanza è anche al centro di numerose leggende locali. Si narra di figure spettrali che si aggirano tra gli alberi e di strani fenomeni luminosi che appaiono nelle notti senza luna. Queste storie contribuiscono al fascino misterioso del luogo e attirano visitatori curiosi e appassionati di paranormale.

Misteri e leggende
Misteri e leggende

Le leggende parlano di ombre e figure evanescenti che sembrano osservare i visitatori, specialmente nelle zone più fitte del bosco. I fenomeni luminosi sono spesso descritti come bagliori improvvisi o luci danzanti tra gli alberi, che scompaiono non appena ci si avvicina​. Numerosi visitatori del bosco hanno riportato esperienze inquietanti. Alcuni affermano di aver visto figure evanescenti muoversi tra gli alberi, mentre altri raccontano di aver sentito sussurri o risate lontane, specialmente nelle notti di luna nuova.

Le leggende del Bosco delle Sorti della Partecipanza hanno radici profonde nella tradizione locale. L’area, assegnata in proprietà collettiva ai cittadini di Trino sin dal 1275, ha sempre avuto un’aura di sacralità e rispetto, probabilmente alimentando storie di presenze misteriose e fenomeni inspiegabili.

Chiesa Templare di Santa Maria d’Isana e il Menhir di Isana

Nella località di Isana, vicino a Livorno Ferraris, si trova la Chiesa di Santa Maria d’Isana, un edificio - unico nel vercellese per la sua architettura - realizzata con la tecnica romana dell’opus mixtum, combinando pietre e mattoni in un’unica struttura muraria - che cela una storia affascinante e misteriosa. La chiesa è infatti legata ai Cavalieri Templari, l’ordine religioso-militare famoso per le sue leggende e il suo sapere esoterico.

Secondo certi storici il nome Isana deriverebbe da un corso d’acqua sotterraneo. Nei pressi della chiesa, vicino ad un menhir (pietra considerata taumaturgica), scorre infatti un piccolo rigagnolo. Secondo un altra ipotesi la chiesa potrebbe essere stata dedicata a una Madonna Nera, con possibili connessioni al Culto di Iside. La parola Isana deriverebbe quindi da Iside, suggerendo un legame con antichi culti femminili.

Si ipotizza che il sito del menhir fosse la sede originaria della chiesa, o che il menhir sia stato spostato e che si trovasse dove ora sorge la chiesa.

La chiesa di Santa Maria d’Isana si trovava sulla via Liburnasca, che collegava Vercelli a Torino, alla Val di Susa, alla Francia, attraverso il passo del Moncenisio. Questa strada era utilizzata da mercanti, militari e pellegrini. Livorno Ferraris si trova inoltre lungo la direttrice Aosta-Ivrea, rendendo la posizione della chiesa strategica, a metà strada tra Vercelli, Casale Monferrato e Ivrea.

Si ritiene che i Templari abbiano preso possesso della chiesa già in rovina e l’abbiano restaurata. Alcuni documenti suggeriscono che abbiano istituito una mansio (una fattoria o una stazione di cambio per i cavalli).

Con la bolla papale del 1312 di Papa Clemente V che abolì l’Ordine dei Templari, i beni di questi vennero trasferiti ai Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, (in seguito noti come Cavalieri di Malta). Secondo una leggenda i Templari avrebbero nascosto nella chiesta il loro tesoro prima di venire cacciati e perseguitati.

Alcuni studiosi ritengono che il menhir vicino alla chiesa - che si presenta a forma triangolare con la punta orientata verso est, suggerendo trattarsi solo della punta di una lastra più grande oggi sepolta o di una parte di un antico trono - fosse un antico luogo di culto, poiché i Templari erano soliti edificare il loro quartier genrale nei pressi di monumenti megalitici, sfruttando le presunte energie telluriche e cosmiche benefiche.

Piazza Cavour (Vercelli)

Piazza Cavour, situata nel cuore di Vercelli, è un luogo ricco di storia e leggende. che ha giocato un ruolo centrale nella vita cittadina per secoli. Circondata da portici medievali e dominata dalla Torre dell’Angelo.

La piazza fu costruita probabilmente sul sito dell’antico foro romano. Nota come Piazza Maggiore fino al 1864, venne poi dedicata a Camillo Benso, Conte di Cavour, uno dei padri dell’unità d’Italia.

Piazza Cavour
Piazza Cavour

Al centro della piazza si trova infatti un monumento a Cavour, scolpito da Ercole Villa nel 1864, raffigurante due figure allegoriche femminili che rappresentano la libertà del commercio e l’agricoltura.

I Portici di Piazza Cavour

I portici che circondano la Piazza prendono il nome dai mestieri e dalle strutture che vi si trovavano un tempo.

I portidi di Piazza Cavour
I portidi di Piazza Cavour

I Portici dei Brentatori, situati a Nord tra via Crispi e via Gioberti, dalle botteghe dei brentatori che vi sorgevano: commercianti di vino che trasportavano e vendevano vino nelle brente, grandi recipienti di legno. Questa zona era infatti un centro di commercio del vino durante il medioevo.

I Portici dell’Angelo, situati ad Est, a ridosso di via Gioberti, devono il nome alla Torre dell’Angelo, antecedente al XIII secolo. Questi portici, come la torre, risalgono al periodo medievale e sono caratterizzati da archi a tutto sesto e strutture in pietra.

I Portici della Stella, a Ovest, a un antico albergo che vi si trovava, punto di riferimento per i viaggiatori e i commercianti che visitavano Vercelli durante il medioevo. Con struttura architettonica tipica del periodo medievale, hanno archi acuti e volte a crociera sostenute da robusti costoloni.

I Portici di San Tommaso situati sul lato sud della Piazza, prendono il nome dall’antica chiesa parrocchiale di San Tommaso che sorgeva nella zona. La chiesa fu demolita e sostituita da un fabbricato neoclassico, ma il campanile fu riadattato come torre dell’orologio. Questi portici, come gli altri, risalgono al medioevo e presentano caratteristiche architettoniche tipiche di quel periodo.

Leggende

Secondo alcune leggende, la piazza sarebbe stata il luogo di ritrovo di streghe che vi si riunivano di notte per compiere riti magici. Numerosi racconti locali parlano di strane ombre e suoni inspiegabili che si verificano durante le ore notturne.

Il Ponte dei Peccati di Romagnano Sesia

Il ponte medievale di Romagnano Sesia, noto anche come “Ponte dei Peccati” o “Ponte del Diavolo”, è un luogo storico immerso in leggende inquietanti. Questo ponte, che univa Romagnano Sesia a Gattinara, era originariamente composto da circa sessanta arcate, ma oggi ne rimangono solo tre. Le arcate erano conosciute come “le porte dei peccati” o “le porte dei diavoli” e sono costruite con ciottoli di fiume disposti a spina di pesce.

Val Sesia
Val Sesia

Il ponte fu costruito nel XII secolo e utilizzato fino al 1223, quando fu distrutto a seguito di un accordo di pace tra i Novaresi e i Vercellesi. Oggi i resti del ponte sorgono isolati in un parco verde, lontano dal corso attuale del fiume, che fu spostato nel 1655 per proteggere il centro abitato dalle inondazioni.

Le tre arcate superstiti costituiscono una testimonianza dell’ingegnosità architettonica medievale e continuano a sorprendere per la loro costruzione robusta e duratura​.

Le porte dei Diavoli

Il nome “Porte dei Peccati” o “Porte dei Diavoli” è legato a numerose leggende locali. Secondo la tradizione infatti, queste arcate erano considerate un passaggio verso l’inferno (o un luogo dove si potevano espiare i propri peccati, a seconda delle versioni).

La leggenda più nota racconta che il ponte fu costruito con l’aiuto del diavolo in cambio dell’anima del primo che lo avrebbe attraversato. Questa storia si inserisce nel vasto repertorio di leggende medievali che attribuivano al diavolo la costruzione di opere ingegneristiche straordinarie​, e specialmente di ponti.

Il fantasma del ponte

Secondo un’altra leggenda molto conosciuta il ponte medievale di Romagnano Sesia conosciuto sarebbe infestato dal fantasma di una giovane donna che si sarebbe suicidata gettandosi nel fiume Sesia. Diverse persone hanno raccontato di aver visto una figura femminile apparire sul ponte nelle notti nebbiose.

La leggenda del fantasma del ponte di Romagnano Sesia è molto radicata nella tradizione locale. La figura spettrale della giovane donna è descritta come una presenza eterea che appare soprattutto durante le notti umide e nebbiose.

Castelli, torri e palazzi infestati del Vercellese

Il Castello di Moncrivello

Il Castello di Moncrivello, situato nella provincia di Vercelli, è una struttura medievale affascinante, ricca di storia e leggende.

Originario dell’Alto Medioevo, il castello ha subito diverse modifiche e ristrutturazioni nel corso dei secoli, trasformandosi da fortezza militare a residenza nobiliare. Fu proprietà di diverse famiglie nobili e giocò un ruolo significativo nelle lotte tra Guelfi e Ghibellini. Nel XIII secolo, Moncrivello era una fortezza. Nel corso dei secoli, il castello ha subito diverse trasformazioni, incluse l’aggiunta di torri e la ristrutturazione delle mura.

Storia e architettura del castello di Moncrivello

Il Castello di Moncrivello ha origini antiche, che risalgono all’anno 1000. La struttura attuale è stata edificata principalmente tra il XII e il XIV secolo e ha subito diverse modifiche e restauri nel corso dei secoli. Durante il XV secolo, sotto la proprietà della duchessa Jolanda di Savoia, il Castello fu trasformato in un’elegante residenza nobiliare con caratteristiche architettoniche rinascimentali, grazie ad importanti lavori di abbellimento che lo resero una delle dimore preferite della famiglia Savoia.

Attualmente, il Castello di Moncrivello è aperto al pubblico e ospita eventi culturali, matrimoni e visite guidate. Le sue stanze storiche, affreschi e la splendida vista panoramica sulle pianure circostanti offrono ai visitatori un’esperienza unica tra storia e leggenda. Il castello è anche una location per cerimonie civili, rendendolo un luogo vivo e attivo nella comunità locale.

La Dama Bianca del Castello di Moncrivello

Una delle leggende più famose del Castello di Moncrivello riguarda la Dama Bianca, uno spirito che si dice vaghi per le stanze del castello. Secondo il racconto, la Dama Bianca del Castello di Moncrivello è legata a una tragica storia d’amore e appare periodicamente, specialmente durante le notti di luna piena.

La Dama Bianca del Castello di Moncrivello
La Dama Bianca del Castello di Moncrivello

Alcune ipotesi suggeriscono che la Dama Bianca potrebbe essere stata una delle duchesse sabaude che risiedettero nel castello, forse la stessa Jolanda di Savoia, o Bianca di Monferrato, che visse nel castello durante il suo matrimonio con Carlo I di Savoia.

Oltre alla Dama Bianca, si racconta di strane apparizioni e rumori inspiegabili: fenomeni hanno attirato l’attenzione di appassionati di paranormale e curiosi, desiderosi di esplorare i segreti nascosti tra le mura di questa antica struttura

Il Castello di Quinto Vercellese

Il Castello di Quinto Vercellese, conosciuto anche come il Castello degli Avogadro, è un imponente edificio medievale situato nella provincia di Vercelli. La sua storia, ricca di eventi e leggende, lo rendende uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi della regione.

Storia e architettura del Castello di Quinto Vercellese

Il Castello di Quinto Vercellese risale all’Alto Medioevo e ha subito numerosi rifacimenti nel corso dei secoli. La struttura attuale è frutto di un’importante fase di ricostruzione avvenuta nel XV secolo ad opera della famiglia Avogadro, che lo trasformò in una fortezza imponente con quattro torri angolari e una torre quadrata centrale. Il castello è dotato di un ponte levatoio e di una cappella romanica, la Cappella di San Pietro, che conserva affreschi risalenti al XIII e XVI secolo.

Oggi, il Castello di Quinto Vercellese è di proprietà del Comune di Vercelli e viene utilizzato per eventi culturali, congressi e matrimoni. Recentemente sono stati completati importanti lavori di restauro che hanno interessato varie parti della struttura, inclusa la facciata nord e l’ala est del castello. Durante le visite guidate, i visitatori possono esplorare le stanze del castello, ammirare gli affreschi e conoscere le storie e le leggende che lo circondano.

Il fantasma di Corinna del Castello di Quinto Vercellese

Il Castello è circondato da numerose leggende di apparizioni spettrali e strani rumori notturni, che lo rendono una meta popolare per gli appassionati di misteri e paranormale. Tra le storie più note vi è quella del fantasma di Corinna, una giovane donna che si dice vaghi ancora tra le mura del castello. Secondo la leggenda, Corinna era una ragazza che subì un destino tragico, e il suo spirito inquieto è stato avvistato da vari visitatori nel corso degli anni.

La leggenda narra che Corinna fosse una giovane donna della famiglia Avogadro, costretta a sposare un uomo che non amava. Disperata, Corinna avrebbe scelto di togliersi la vita, gettandosi dalla torre del castello. Questo gesto drammatico avrebbe legato il suo spirito al castello, condannandola a vagare eternamente tra le sue mura. Questi racconti hanno attirato l’attenzione di ricercatori del paranormale e gruppi di ghost hunting, che hanno condotto indagini nel castello nel tentativo di documentare tali fenomeni.

Durante le indagini paranormali, sono state registrate variazioni elettromagnetiche e termiche, nonché odori inspiegabili di candele spente, che alcuni ritengono siano legati alla presenza del fantasma. Le testimonianze di attività paranormali comprendono inoltre apparizioni, suoni inspiegabili e sensazioni di presenze inquietanti, specialmente nelle ore notturne.

Il Castello di Camino

Il Castello di Camino, situato nelle colline del Monferrato, risale all’anno Mille ed è uno dei castelli medievali meglio conservati del Piemonte. Originariamente costruito per scopi difensivi, è stato ampliato e rimaneggiato nel corso dei secoli. La struttura attuale include una torre d’avvistamento alta 44 metri e vari saloni interni decorati con affreschi e arredamenti in stile neogotico.

Attualmente, il Castello di Camino è di proprietà privata e non è accessibile per visite turistiche. Tuttavia, la sua storia e le sue leggende continuano ad affascinare e attirare l’attenzione di appassionati di storia e misteri.

I fantasmi del Castello di Camino: Scarampo Scarampi e Camilla

Il Castello di Camino è noto per una delle sue leggende più suggestive, quella del fantasma di Scarampo Scarampi. Secondo la leggenda, Scarampo Scarampi, antico feudatario del Marchese del Monferrato, fu accusato di tradimento e decapitato nel 1494. Sua moglie, Camilla, dopo aver cercato invano di ottenere la grazia per il marito, si gettò dalla torre del castello in preda alla disperazione.

Si dice che ancora oggi, nei pressi del castello, si possa udire il pianto di Camilla - o Dama Nera (alcuni affermano di averla vista passeggiare, sotto le sembianze di una dama vestita di nero) e che Scarampo Scarampi possa essere visto vagare con la testa tra le mani. Questi fenomeni spettrali, secondo la leggenda, si intensificherebbero ogni anno la notte del 29 giugno, anniversario della decapitazione di Scarampo e della morte di Camilla.

Il Castello di Roppolo

Il Castello di Roppolo, situato nella provincia di Biella, Piemonte, ha origini risalenti al X secolo. Nel corso dei secoli, ha subito varie modifiche e restauri, mantenendo il suo fascino storico. Originariamente appartenente alla famiglia Bichieri di Vercelli, il castello passò poi alla potente famiglia dei Valperga, proveniente dal Canavese. La fortezza ha visto ampliamenti e trasformazioni significative, specialmente nel XVIII e XIX secolo, che l’hanno resa una residenza signorile pur conservando elementi medievali.

Oggi, il Castello di Roppolo è aperto al pubblico e ospita eventi culturali, matrimoni e visite guidate. I visitatori possono esplorare le antiche sale del castello, scoprire le sue leggende e immergersi nella sua ricca storia. La gestione attuale del castello si impegna a mantenere vivo il suo patrimonio storico e culturale.

Il fantasma del conte Bernardo Valperga di Mazzè

Una delle leggende più note legate al Castello di Roppolo riguarda il conte Bernardo Valperga di Mazzè, originario del Vercellese. Bernardo fu un capitano dell’esercito del duca Ludovico di Savoia e visse nel XV secolo. La leggenda narra che, a causa di dissapori con Ludovico Valperga, fu catturato e murato vivo all’interno del castello. I resti di Bernardo furono ritrovati solo nel XIX secolo durante lavori di restauro, identificati grazie a un’armatura rinvenuta in un’intercapedine del muro. Questa tragica storia ha alimentato racconti di apparizioni spettrali e lamenti uditi nelle notti tempestose.

Si dice che lo spirito inquieto di Bernardo emetta cupi lamenti all’interno del castello, rendendo il luogo un punto di interesse per gli appassionati di fenomeni paranormali e storie di fantasmi.

La Torre dell’Angelo (Vercelli)

La Torre dell’Angelo, situata nel cuore di Vercelli, è una delle strutture più iconiche della città. Costruita prima del XIII secolo, la torre faceva parte di un complesso più ampio situato in quella che oggi è Piazza Cavour.

La Torre dell'Angelo (Vercelli)
La Torre dell'Angelo (Vercelli)

La torre - oggetto di vari interventi di restauro, l’ultimo dei quali risale al 2018 - presenta una base quadrata e una parte superiore ottagonale in stile tardo gotico, con merlature aggiunte nel 1875.

La leggenda della Torre dell’Angelo di Vercelli

La Torre dell’Angelo di Vercelli deve il suo nome a una famosa leggenda. Si narra che un uomo, disperato e senza soldi, decise di buttarsi dalla torre per porre fine alla sua vita. Mentre cadeva, invocò la Vergine Maria, e un angelo apparve per salvarlo, portandolo in salvo a terra. Questa storia ha dato alla torre un’aura di mistero e miracolo.

Avvistamenti UFO / OVNI nel Vercellese

Avvistamento di Foo Fighters a Vercelli (1945)

Il 17 settembre 1945, il Corriere della Sera pubblicò un articolo che riportava l’avvistamento di oggetti volanti non identificati, noti come “foo fighters”, sui cieli di Vercelli. Questi avvistamenti si riferivano a oggetti sferici, di dimensioni modeste e con una luce intermittente che variava dall’arancione al rosso, dal giallo al bianco. Gli oggetti non emettevano alcun suono, seguivano traiettorie precise e non mostravano intenzioni belliche.

Moltissime le testimonianze di foo fighters emerse durante la Seconda Guerra Mondiale, principalmente da parte dei piloti Alleati. Questi fenomeni aerei inspiegabili furono osservati in Europa e nel Pacifico, con avvistamenti documentati sia dai piloti americani che dai piloti tedeschi e giapponesi.

Nel caso specifico di Vercelli, gli oggetti volanti furono osservati a lungo da testimoni civili e monitorati attentamente dalle autorità militari, che rimasero allarmate e incredule. I foo fighters mostravano capacità di volo superiori ai normali velivoli militari dell’epoca e, nonostante numerose teorie, non fu mai trovata una spiegazione definitiva.

Avvistamento UFO a San Germano Vercellese (1954)

Avvistamento UFO a San Germano Vercellese
Avvistamento UFO a San Germano Vercellese

Il 7 ottobre 1954, nel tardo pomeriggio, San Germano Vercellese, in provincia di Vercelli, fu teatro di uno degli avvistamenti UFO più significativi della regione. Numerosi residenti notarono un oggetto volante descritto come un “piatto giallognolo” che eseguiva manovre insolite e rapide evoluzioni nel cielo. L’oggetto si fermò bruscamente prima di ripartire a grande velocità, scomparendo infine dalla vista.

L’avvistamento durò solo pochi minuti ma ebbe un impatto notevole sulla popolazione locale, e la notizia si diffuse rapidamente, attirando l’attenzione dei media nazionali. Il 1954 fu un anno particolarmente ricco di segnalazioni di dischi volanti a livello globale, e il caso dell’OVNI di San Germano Vercellese si inserisce in questo contesto di crescente interesse e preoccupazione per i fenomeni UFO.

Poche ore prima dell’avvistamento UFO di San Germano, un fenomeno simile fu segnalato a Torino, anche se con differenze nella descrizione degli oggetti. Nel 1973, a Pray, un altro avvistamento UFO fu segnalato, coinvolgendo due globi luminosi che si muovevano in formazione, osservati da diversi testimoni che riportarono l’evento ai Carabinieri, l’ente statale preposto alla raccolta di segnalazioni UFO in Italia.

Avvistamenti di UFO a Vercelli (1982 - 1987)

Tra il 1982 e il 1987, numerosi avvistamenti di UFO sono stati riportati nella provincia di Vercelli. Diversi testimoni hanno descritto la presenza di oggetti volanti non identificati dalle forme varie, tra cui uno di forma sigariforme. Questo oggetto particolare, descritto come silenzioso e dotato di luci bianche intermittenti, è stato avvistato più volte solcare il cielo sopra la Città di Vercelli. La descrizione dell’oggetto corrisponde a quella di altri avvistamenti simili avvenuti nel mondo in quegli anni.

Avvistamento UFO a Viverone (1986)

Avvistamento UFO a Viverone
Avvistamento UFO a Viverone

Durante la notte del 30 agosto 1986, intorno alle 01:30, diversi testimoni riferirono di aver visto un oggetto volante non identificato nei pressi di Viverone. L’oggetto, di forma triangolare, era silenzioso e mostrava una forte luminosità di colore verde. L’avvistamento avvenne lungo la strada che costeggia il Lago di Viverone. Questo evento sembra correlarsi a numerosi avvistamenti simili verificatisi in Italia durante lo stesso anno, caratterizzati dalla presenza di oggetti di forma triangolare.

Nel 1986, ci furono numerose segnalazioni di oggetti volanti di forma triangolare in varie regioni d’Italia e del mondo. Alcuni di questi avvistamenti sono stati documentati anche nella Hudson Valley, dove sono stati osservati oggetti triangolari tra il 1982 e il 1986, comportandosi in modo simile agli avvistamenti italiani.

I testimoni di questi avvistamenti - che includono anche il caso di Viverone - descrivono oggetti capaci di compiere movimenti rapidi e manovre insolite.

Avvistamento UFO a Borgovercelli (1988)

La sera dell’8 ottobre 1988, Borgovercelli fu teatro di un significativo avvistamento UFO che attirò l’attenzione a livello nazionale. Diversi residenti del paese notarono quattro oggetti volanti a forma di disco che volavano a bassa quota, permettendo di distinguere chiaramente una cupola nera e degli oblò. Questi UFO si muovevano alternando traiettorie lente e lineari a manovre improvvise e repentine.

Gli oggetti volanti osservati quella sera avevano una forma e una configurazione molto simile alle fotografie scattate dal famoso contattista svizzero Eduard Meier tra il 1982 e il 1987. Meier aveva documentato numerosi avvistamenti di dischi volanti, e le descrizioni degli OVNI di Borgovercelli sembravano corrispondere a quelle delle sue fotografie.

Avvistamenti UFO tra Boccioleto e Varallo Sesia (1990)

Verso i primi di ottobre del 1990, tra Boccioleto e Varallo Sesia, sono stati avvistati globi luminosi e pulsanti che si muovevano ad alta velocità. Questi oggetti misteriosi furono osservati da diversi testimoni. In seguito fu scoperta una traccia circolare con bruciature concentriche in un campo a Boccioleto ad indicazione di una possibile interazione con il terreno.

Avvistamento UFO a Masserano (1995)

La sera del 6 novembre 1995, alle 19:08, a Masserano, è stato osservato un corpo luminoso di forma ovoidale che lasciava una scia e si muoveva a una velocità simile a quella di un meteorite.

Fenomeno dei Capelli d’Angelo nel Vercellese (1990)

Verso la fine degli anni ‘90, nel vercellese, un curioso fenomeno noto come “capelli d’angelo” attirò l’attenzione sia dei residenti sia degli studiosi di fenomeni UFO. Questo fenomeno consisteva nella comparsa di filamenti biancastri e lattiginosi che si depositavano sui tetti, sulle antenne e su altre superfici. Questi filamenti erano spesso associati al passaggio di UFO e alcuni sostenevano che fossero residui chimici lasciati dai motori delle astronavi aliene.

Il fenomeno dei capelli d’angelo è stato riportato in diverse parti del mondo ed è spesso descritto come una sostanza fibrosa, simile alla seta, che può dissolversi o evaporare rapidamente. Gli ufologi suggeriscono che potrebbe trattarsi di una sorta di “scarico” dalle astronavi aliene, simile alle emissioni di carbonio prodotte dai motori degli autoveicoli. Questa teoria si basa sull’osservazione che i filamenti tendono a cadere a terra lentamente, coprendo a volte ampie aree​​.

La caduta di questi filamenti è testimoniata in numerosi casi di avvistamenti UFO. Nel Vercellese, sono stati documentati il 7 dicembre 2001 a Santhià, nell’ottobre del 2002 a Saluggia, nel novembre 2003 a Carisio.

Un’analisi scientifica di questi filamenti ha rivelato la presenza di elementi come boro, magnesio, silicio, potassio e calcio, con il boro particolarmente interessante per il suo utilizzo nella tecnologia nucleare.

Le segnalazioni e l’attenzione di questi casi ha portato alcuni tecnici e membri del CICAP a condurre un’analisi scientifica valendosi di laboratori chimici dai quali è emerso che i filamenti non sarebbero niente altro che il prodotto di una specie di ragni migratori. Tuttavia, la mancanza di proteine, che sono essenziali per la produzione delle ragnatele dei ragni, suggerisce che i capelli d’angelo non siano semplici ragnatele​. L’origine esatta dei capelli d’angelo rimane quindi ancora un mistero, continuando ad essere oggetto di speculazione e studio.

Fenomeno dei Capelli d'Angelo nel Vercellese
Fenomeno dei Capelli d'Angelo nel Vercellese

Avvistamento UFO a Borgosesia (2011)

Il 6 settembre 2011, a Borgosesia (in provincia di Vercelli) un appassionato di fotografia ha catturato nelle sue immagini alcuni oggetti non identificati. Il fotografo ha quindi provveduto a contattare il Centro Ufologico di Benevento (CUBMGC) e il Centro Ufologico Mediterraneo (CUFOM), il cui presidente, Dr. Angelo Carannante, ha immediatamente riconosciuto l’importanza del caso e allertando il suo team per un’analisi approfondita.

Dalle sei fotografie esaminate, gli esperti hanno identificato almeno due oggetti volanti non identificati (OVNI), che non sembravano riconducibili a fenomeni naturali o a errori fotografici. Le immagini, grazie alla loro alta risoluzione, hanno permesso di escludere varie spiegazioni convenzionali come nuvole, riflessi o sporcizia sull’obiettivo.

Avvistamento UFO sul Lago di Viverone (2022)

Nel giugno del 2022, l’Associazione Ricerca Italiana Aliena (A.R.I.A.) ha segnalato un avvistamento UFO sul lago di Viverone. L’oggetto volante non identificato è stato osservato il 21 maggio da due donne, che hanno riferito che l’UFO è rimasto fermo per circa mezz’ora, dalle 21:15 alle 21:49.

L’A.R.I.A. ha analizzato le foto e i video, concludendo che l’oggetto aveva una forma sferica e una luminosità intensa autoprodotta. Non emetteva alcun suono, il che suggeriva l’assenza di motori di propulsione. L’ufologo Angelo Maggioni ha dichiarato che il fenomeno era compatibile con altri avvistamenti segnalati nello stesso periodo in Liguria, Piemonte e Lombardia.

Le indagini hanno escluso spiegazioni convenzionali come aerei, droni, sonde, volatili e satelliti. L’oggetto è stato descritto come solido e non appartenente a fenomeni naturali conosciuti, alimentando l’ipotesi che potesse trattarsi di un fenomeno di natura non terrestre.

Il ponte della Gula

Il ponte della Gula
Il ponte della Gula

In Val Mastallone, lasciato Varallo e superato il bivio per Cervarolo, si trova il Ponte della Gula. Costruito in epoca medievale, il ponte, che attraversa un’angusta gola circa 30 metri al di sopra delle acque del torrente Mastallone, è noto per la sua bellezza scenografica e per l’atmosfera inquietante che lo circonda che ha ispirato numerose storie soprannaturali.

Le fonti storiche non sanno indicare una data esatta di costruzione del ponte - che un tempo l’unica via di transito per gli abitanti della valle da e verso i centri abitati - ma, nel corso di alcuni lavori di restauro avvenuti nel 1937, nella struttura è rinvenuta una pietra con incisa la data 721.

In Valsesia, pochi si avventurano al buio sul ponte.

Fu anticamente adibito a patibolo, dal quale venivano gettati i condannati a morte. Si dice che in alcuni giorni dell’anno sia possibile ascoltare le urla delle persone lanciate dal ponte e si racconta di visioni notturne, di spettri, demoni e fantasmi.

Tra le leggende del Ponte della Gula più note, una racconta che il ponte fu costruito dal Diavolo in cambio dell’anima del primo essere vivente che l’avesse attraversato. Un astuto eremita riuscì a ingannare il diavolo facendo attraversare il ponte a un cane per primo, lasciando il diavolo furioso e alla ricerca di nuove vittime.

Un altro racconto sostiene che il ponte sarebbe stato costruito in una sola notte da un misterioso individuo dotato di poteri sovrannaturali. La rapidità della costruzione ha alimentato le voci che il costruttore fosse in combutta con forze oscure, aumentando il fascino misterioso del ponte.

Nei pressi del ponte vivevano eremiti dediti alla preghiera e alla contemplazione. Si racconta che uno di questi eremiti avesse avuto visioni di angeli mentre pregava sulla gola.

Durante le guerre, il ponte ha avuto un ruolo strategico. Esistono racconti di battaglie e soldati che cercavano rifugio sotto il ponte. Alcuni di questi soldati sono morti lì, e si dice che i loro spiriti infestino ancora la zona, contribuendo al senso di inquietudine che lo circonda.

Si racconta infine, che il Ponte della Gula fu teatro di storie d’amore tragiche. Una tra le più celebri narra di due giovani amanti di famiglie rivali che si incontravano segretamente sul ponte. Scoperti, i due si gettarono nella gola piuttosto che affrontare la separazione forzata. Si dice che le loro anime siano ancora li.

Ghost Town Vercelli: tutti i paesi fantasma del Vercellese

Il Vercellese ospita numerosi borghi abbandonati che offrono un affascinante viaggio nel tempo. Questi paesi fantasma, disseminati tra le valli e le montagne, sono testimonianze silenziose di un passato fatto di vita rurale e attività comunitarie che oggi rivivono solo attraverso le rovine.

Ghost Town Vercelli
Ghost Town Vercelli

Dall’Alpe Meggiana a Leri Cavour, ogni borgo abbandonato del Vercellese racconta una storia unica, arricchita dalla bellezza naturale del paesaggio circostante e dal fascino delle architetture antiche. Esplorare questi luoghi è un’esperienza che combina avventura, storia e natura, attirando visitatori curiosi e appassionati di trekking e fotografia.

Ogni borgo fantasma del Vercellese ha la sua peculiarità: alcuni sono avvolti dalla natura selvaggia, altri mostrano tracce evidenti della vita rurale e delle attività che un tempo vi si svolgevano. La scoperta di questi borghi è un viaggio attraverso sentieri poco battuti, in cui ogni passo rivela frammenti di una storia dimenticata.

In questa sezione, esploreremo dettagliatamente i principali borghi fantasma del Vercellese. Forniremo indicazioni su come raggiungerli e su cosa aspettarsi da queste visite indimenticabili.

Alpe Meggiana

Situato nelle vicinanze di Piode, Alpe Meggiana è un antico insediamento alpino oggi abbandonato. Raggiungibile attraverso un suggestivo percorso di trekking, l’area è caratterizzata da antiche casette in pietra e vasti pascoli che offrono una vista mozzafiato sul Monte Rosa. È un luogo di grande fascino paesaggistico, ideale per gli appassionati di escursioni e fotografia.

Campertogno

Questo piccolo comune, situato nella Valsesia, è noto per alcune frazioni oggi disabitate. Sebbene non completamente abbandonato, alcune delle sue frazioni più alte e remote sono diventate borghi fantasma con il passare del tempo. La bellezza naturale circostante rende l’area interessante per esplorazioni e passeggiate.

Cervatto

Cervatto, situato in Alta Valsesia, è un altro esempio di borgo semi-abbandonato. Molte delle sue case e strutture sono state lasciate in rovina, ma il fascino rustico del luogo e la sua posizione elevata offrono panorami spettacolari. È un luogo di interesse storico e naturalistico, perfetto per chi cerca tranquillità e isolamento.

Cravagliana

Cravagliana, pur essendo abitato, ha diverse frazioni abbandonate che meritano una visita. Il comune è immerso in una natura rigogliosa e offre molte opportunità per trekking ed escursioni tra antichi sentieri e boschi.

Erbareti

Erbareti è un piccolo insediamento rurale che è stato progressivamente abbandonato. Oggi rimane un luogo silenzioso e tranquillo, circondato da foreste e montagne. È ideale per chi cerca un’esperienza fuori dai sentieri battuti.

Fobello

Fobello è conosciuto per alcune frazioni disabitate, che offrono uno sguardo affascinante su come era la vita in passato nelle valli piemontesi. La zona è circondata da una natura incontaminata ed è una meta interessante per escursionisti e amanti della storia locale.

Frasso

Situato nella Valle di Rimasco, Frasso è un antico borgo oggi in gran parte abbandonato. Le case in pietra e i vecchi edifici offrono un’atmosfera unica e suggestiva, immersa nel silenzio della montagna.

Leri Cavour

Un tempo dimora del famoso statista Camillo Benso di Cavour, Leri Cavour è oggi un borgo abbandonato. Le strutture storiche, comprese le antiche abitazioni e la villa di Cavour, sono ora in rovina, ma il sito rimane un luogo di grande interesse storico e culturale.

Naula (Rassa)

Naula è un insediamento abbandonato situato vicino ai comuni di Rassa e Campertogno. Questo antico borgo è circondato da montagne e foreste, e le sue case in pietra offrono un quadro pittoresco della vita rurale di un tempo.

Postua (Sostegno)

Postua, frazione di Sostegno, è caratterizzata da edifici storici abbandonati che testimoniano il passato del luogo. Le strutture, ormai in rovina, sono immerse in una natura rigogliosa, rendendo il luogo affascinante per esploratori e storici.

Rimasco

Rimasco è un piccolo borgo montano con alcune aree abbandonate. Il luogo è particolarmente suggestivo per i suoi paesaggi naturali e per le antiche case di montagna che raccontano la storia del passato.

Riva Valdobbia

Riva Valdobbia, situata in Alta Valsesia, è circondata da frazioni che sono state abbandonate nel corso degli anni. La bellezza naturale del luogo e la tranquillità delle aree disabitate attirano escursionisti e appassionati di storia locale.

Roccapietra

Roccapietra è un borgo che presenta alcune aree abbandonate, con case in pietra che risalgono a secoli fa. È un luogo tranquillo, ideale per passeggiate e per scoprire l’architettura rurale tradizionale.

Scopello

Scopello è un altro comune della Valsesia con alcune frazioni abbandonate. Il paesaggio montano circostante e le antiche strutture in pietra offrono un’atmosfera affascinante per chi ama esplorare i borghi storici.

Torrione

Torrione è un antico insediamento oggi abbandonato. Le sue strutture in rovina e la posizione isolata lo rendono un luogo di grande interesse per storici e appassionati di esplorazioni urbane. La natura che lo circonda aggiunge un ulteriore fascino a questo borgo fantasma.

I borghi fantasma del Vercellese, immersi in una natura mozzafiato e in un’atmosfera di pace e tranquillità, offrono un affascinante sguardo sul passato.

Urbex Vercelli: i luoghi più gettonati dagli esploratori urbani del Vercellese

Oltre ai borghi fantasma del vercellese il Vercellese è una zona di particolare attrattiva per gli appassionati di archeologia industriale e di esplorazione urbana.

Urbex Vercelli
Urbex Vercelli

Urbex Vercelli: disclaimer legale

La seguente sezione “Urbex Vercelli: luoghi abbandonati nella Provincia di Vercelli” è fornita esclusivamente a scopo informativo e di intrattenimento. L’autore e gli amministratori di questo sito declinano ogni responsabilità legata a qualsiasi incidente, danno, o conseguenza legale derivante dall’accesso o dall’esplorazione dei luoghi menzionati. Si prega di leggere attentamente quanto segue:

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Villa Caccia di Romagnano Sesia (1848)

Villa Caccia di Romagnano Sesia è una villa storica situata tra le province di Vercelli e Novara. Costruita tra il 1842 e il 1848 dall’architetto Alessandro Antonelli su commissione della famiglia Conti Caccia, la villa si trova su una collina panoramica che domina Romagnano Sesia. La villa è circondata da un parco di 23.000 m², ricco di alberi secolari, e la struttura architettonica combina la tradizione palladiana con elementi neoclassici.

La villa è stata abbandonata per diversi anni dopo essere stata alienata a privati nel 1951, ma è stata acquisita dal Comune di Romagnano Sesia nel 1983 per impedirne il degrado. La parte orientale della villa ospita ora il Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia, che è stato trasferito lì nel 2006. Il museo espone collezioni riguardanti la civiltà agricola e vitivinicola, tradizioni e costumi locali, e offre una visione affascinante della vita quotidiana del passato.

Il Manicomio Abbandonato di Vercelli (1937)

L’ex Manicomio di Vercelli, luogo ricco di fascino e mistero, che nasconde tra le proprie mura storie macabre e inquietanti, era tra i più grandi ospedali psichiatrici d’Italia, con una superficie di 28 ettari con 20 padiglioni, una chiesa, una palestra e un teatro.

Il Manicomio Abbandonato di Vercelli
Il Manicomio Abbandonato di Vercelli

Costruito nel 1937, ha cessato le sue attività all’inizio degli anni ‘90. Oggi, molti edifici del Manicomio abbandonato di vercelli sono in totale degrado.

Progettato dall’architetto Luigi Martina e inaugurato sotto la direzione del noto psichiatra Adamo Mario Fiamberti, questo ospedale era famoso per le sue pratiche innovative e spesso controverse, tra cui l’uso della terapia elettroconvulsiva (elettroshock). Le attrezzature per queste procedure sono ancora presenti in alcune aree dell’edificio, a testimonianza di un passato di pratiche mediche oggi considerate inumane.

Il Manicomio di Vercelli rimase operativo fino al 1978, quando una la legge Basaglia impose la chiusura degli ospedali psichiatrici. Alcuni padiglioni vennero convertiti in ospedale cittadino e utilizzati fino al 1991. Dopo la completa dismissione, il complesso fu lasciato al degrado. Le strutture sono ora pericolanti, con scale prossime al crollo e padiglioni invasi dalla vegetazione.

Nel Manicomio sono ancora visibili i segni lasciati dagli internati sui muri. Questi graffi e incisioni, realizzati spesso con oggetti improvvisati o addirittura con le unghie, sono oggi considerati esempi di “Art Brut” – espressioni artistiche nate dalla sofferenza interiore.

l’eccidio dell’ospedale Psichiatrico di Vercelli

Correva l’anno 1945, in un’Italia lacerata e devastata dalla guerra, dominava un clima di paura e ritorsioni. Allo stadio di Novara, i prigionieri fascisti detenuti in gran numero erano regolarmente prelevati per subire interrogatori violenti ed esecuzioni sommarie.

Il 12 maggio, la 182esima Brigata Partigiana Garibaldi “Pietro Camana” si presentò allo stadio con una lista di 170 nomi. 75 furono caricati sui veicoli e portati al manicomio.

Dopo aver evacuanto il personale ospedaliero. Gli ex fascisti furono percossi fino alla morte. Undici vennero fucilati nella vicina frazione di Larizzate e seppelliti in una trincea antiaerea. Alcuni detenuti furono gettati dalle finestre del manicomio, altri uccisi uno ad uno nell’orto. Un numero indeterminato venne portato a Greggio, un comune non distante, e giustiziato sul ponte del Canale Cavour durante la notte. Una dozzina di prigionieri furono trasferiti al carcere giudiziario locale, e le loro testimonianze contribuirono ricostruire parzialmente questi orrori.

Dieci prigionieri furono legati con fil di ferro, costretti a sdraiarsi sul piazzale antistante il manicomio e due camion (o forse una sola camionetta, a seconda delle fonti), passarono ripetutamente sopra di loro. I loro corpi non furono mai ritrovati.

Fenomeni paranormali

Sono molte le leggende che circondano attorno al Manicomio di Vercelli. Alcuni visitatori riferiscono di aver sentito voci, passi e altri rumori inspiegabili. Alcuni raccontano di aver visto figure spettrali aggirarsi nei corridoi, specialmente nelle aree dove venivano eseguite le terapie fisiche. Gli esperti di paranormale suggeriscono che queste manifestazioni potrebbero essere legate alle intense sofferenze vissute dai pazienti durante i loro trattamenti e che le energie negative accumulate nel luogo potrebbero essere responsabili di questi fenomeni.

Esplorazione e raccomandazioni

Numerosi esploratori urbani, noti come “urbex”, si sono avventurati tra i padiglioni dell’ex Manicomio di Vercelli, documentando le loro scoperte con fotografie e video. Tuttavia, a causa delle condizioni pericolanti delle strutture, si sconsiglia vivamente di tentare visite.

Centrale Nucleare Enrico Fermi di Trino (1964)

La Centrale Nucleare Enrico Fermi di Trino, in provincia di Vercelli, è stata una delle prime centrali nucleari italiane. La costruzione iniziò nel 1961 e fu completata nel 1964 da un consorzio di imprese guidato dalla Edison Volta. La centrale entrò in produzione commerciale nel gennaio 1965. La scelta del sito di Trino fu strategica per la vicinanza al fiume Po, che forniva l’acqua necessaria per il raffreddamento del reattore.

Centrale Nucleare Enrico Fermi di Trino
Centrale Nucleare Enrico Fermi di Trino

La centrale era dotata di un reattore ad acqua pressurizzata (PWR) - progettato e fornito dalla Westinghouse Electric Corporation - con una potenza elettrica netta di 260 MW, che utilizzava uranio a basso arricchimento (circa il 4,5%) come combustibile. Il reattore era raffreddato e moderato ad acqua leggera.

Durante i suoi 22 anni di operatività, la Centrale Enrico Fermi produsse un totale di 26 TWh di energia elettrica lorda, corrispondenti a 23,8 TWh netti, equivalenti a circa 13 volte il fabbisogno della provincia di Vercelli del 1987. La centrale operò con successo, stabilendo anche il primato mondiale di funzionamento ininterrotto a piena potenza per 322 giorni, dal 28 settembre 1974 al 16 agosto 1975.

Chiusura e smantellamento

La Centrale nucleare di Trino fu chiusa nel marzo 1987, in seguito all’Incidente di Chernobyl e ai successivi referendum che determinarono l’abbandono del programma nucleare italiano. Nel novembre 1999, la proprietà della centrale fu trasferita a SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari), incaricata di gestire il processo di smantellamento e bonifica del sito. Le attività di decommissioning sono cominciate con la rimozione dei trasformatori nel 1999, seguita dalla demolizione delle torri di raffreddamento ausiliarie nel 2002 e dalla decontaminazione dei generatori di vapore tra il 2003 e il 2004.

Stato attuale

Oggi, il sito della Centrale Nucleare Enrico Fermi è in fase avanzata di smantellamento. La centrale ospita ancora 1.514 metri cubi di materiali radioattivi, suddivisi tra quelli a bassissima, bassa e media attività. Nel 2012, la centrale ha ottenuto il decreto di disattivazione, consentendo l’avvio delle operazioni di bonifica completa del sito.

Il progetto di smantellamento e bonifica della centrale nucleare di Trino è uno dei più complessi in Italia e rappresenta un importante passo verso la gestione sicura e sostenibile dei siti nucleari dismessi. Le attività in corso mirano a restituire l’area alla comunità locale, garantendo la sicurezza ambientale e la riduzione del rischio radiologico.

Deposito di Lenta (1975)

Il parco mezzi cingolati e corazzati dell’Esercito Italiano

Il Parco Mezzi Cingolati e Corazzati dell’Esercito Italiano, situato a Lenta nelle risaie del vercellese, è considerato uno dei più grandi depositi di mezzi corazzati e cingolati al mondo. Questo deposito è stato utilizzato per decenni per immagazzinare una vasta gamma di veicoli militari, che vanno dai carri armati Leopard ai semoventi M-109 e alle autoblindo Centauro.

Terreno militare di Lenta
Terreno militare di Lenta

Il deposito di Lenta risale a un periodo di espansione militare post-bellica quando l’Italia, come molte altre nazioni, accumulava grandi quantità di armamenti durante la Guerra Fredda. Negli anni ‘70 e ‘80, questo sito ha visto l’arrivo di numerosi veicoli corazzati che l’esercito italiano ha deciso di non smantellare.

La struttura ha ospitato importanti reggimenti come il Reggimento “Cavalleggeri di Lodi” (15º), il 2° Parco Veicoli Corazzati, il 2° Ma.C.Ri.Co., e il 2° CERIMOT.

Oggi, il sito ospita ancora migliaia di veicoli militari, sebbene molti siano in stato di abbandono e degrado. Recentemente, è stato al centro dell’attenzione mediatica per la spedizione di alcuni di questi mezzi all’Ucraina durante il conflitto con la Russia. Tuttavia, molti dei veicoli inviati sono stati giudicati inutilizzabili a causa del loro stato di conservazione.

Risaie del Vercellese
Risaie del Vercellese
Storia del terreno militare di Lenta

Il terreno militare di Lenta, situato nel cuore della Baraggia vercellese, è stato realizzato come deposito militare durante la Seconda Guerra Mondiale. Originariamente ospitava i “Cavalleggeri di Lodi” e, nel corso degli anni, si è trasformato - a partire dal 1975 - nel più grande cimitero di mezzi corazzati e cingolati al mondo, arrivando ad ospitare fino a 4.000 mezzi corazzati.

Descrizione e stato attuale del Sito
Deposito di mezzi corazzati di Lenta
Deposito di mezzi corazzati di Lenta

Il Parco Mezzi Cingolati e Corazzati di Lenta occupa oggi un’area di oltre tre milioni di metri quadrati. Qui sono accatastati quasi 3000 mezzi corazzati, che comprendono carri armati Leopard, semoventi M-109, autoblindo Centauro, cingolati M-113 e VCC-1. Questa vasta collezione rende il sito il più grande del suo genere al mondo.

L’Esercito Italiano ha avviato un piano di smantellamento e cessioni. Una parte dei mezzi è in fase di smaltimento ecologico, mentre altri sono stati ceduti ad altre nazioni. Alcuni di questi mezzi sono stati inviati in Germania per essere riparati e aggiornati prima di essere consegnati all’Ucraina.

Negli ultimi anni il deposito di Lenta è diventato un punto di interesse per gli appassionati di urbex e di storia militare, data la vastità e della varietà dei mezzi presenti. Nonostante le condizioni fatiscenti di molti mezzi, il sito rappresenta una testimonianza unica della storia militare italiana e mondiale.

Anche se non ufficialmente un museo, la sua storia e l’importanza dei veicoli conservati lo rendono un luogo di grande interesse storico e culturale. Negli ultimi anni, l’attenzione dei media e dei documentaristi ha contribuito a mantenere viva la memoria e l’interesse per questo sito.

Il Parco Mezzi Cingolati e Corazzati di Lenta possiede infatti un notevole potenziale come museo militare. La vasta collezione di veicoli storici potrebbe essere restaurata e messa in mostra per educare il pubblico sulla storia militare italiana e sulle tecnologie belliche del XX secolo. La realizzazione di un museo richiederebbe investimenti finanziari e soprattutto la cooperazione tra enti pubblici e privati per il recupero e la conservazione dei mezzi.

Benché gli esploratori urbani siano attratti dall’opportunità di fotografare e documentare i veicoli abbandonati e le strutture militari fatiscenti, l’accesso al sito è strettamente regolamentato e proibito senza autorizzazione militare, rendendo l’urbex una pratica particolarmente rischiosa e illegale in questa area.

Descrizione e stato attuale del Sito

Il sito è stato al centro di diverse vicende di cronaca. Nel 2015, un ampio servizio de “L’Espresso” ha evidenziato le condizioni fatiscenti in cui versavano molti dei mezzi, mentre nel 2021 la trasmissione “Presa diretta” ha riportato nuovamente l’attenzione sul deposito. Di recente, alcuni mezzi inviati all’Ucraina sono stati dichiarati inutilizzabili, sollevando polemiche sull’efficacia e l’opportunità di tali spedizioni.

Prospettive future

Nonostante il degrado di molti dei mezzi, il Parco Mezzi Cingolati e Corazzati di Lenta è un luogo di grande interesse storico e militare e il sito continua a essere un’importante testimonianza della storia militare italiana e della Guerra Fredda.

Il sito di Lenta rappresenta inoltre una risorsa potenziale per il recupero di materiali e per l’eventuale riutilizzo di alcuni dei veicoli.

Il futuro del deposito rimane incerto e dipenderà dalle decisioni politiche e militari riguardanti il recupero, la cessione e lo smaltimento dei veicoli presenti.

Ex Centrale Termoelettrica Galileo Ferraris (1997)

L’ex Centrale Termoelettrica Galileo Ferraris di Trino si trova nella frazione di Leri Cavour. Costruita tra il 1991 e il 1997, fu la prima centrale a ciclo combinato di proprietà dell’Enel in Italia, entrando in esercizio nel 1998.

Ex Centrale Termoelettrica Galileo Ferraris
Ex Centrale Termoelettrica Galileo Ferraris

La centrale, che utilizzava una combinazione di gas naturale e vapore per la produzione di energia, generava una potenza elettrica di 746 MW. L’impianto ad alta efficienza sfruttava sia le turbine a gas che quelle a vapore per massimizzare la produzione energetica.

La Centrale Galileo Ferraris era costituita da quattro turbine alimentate a gas metano e due turbine a vapore. Questa configurazione permetteva di raggiungere un’elevata efficienza energetica e di ridurre le emissioni inquinanti rispetto agli impianti tradizionali. La produzione annua era di circa 3,5 miliardi di kWh, sufficienti a coprire il fabbisogno energetico di una vasta area.

Nonostante l’innovativa tecnologia adottata, l’impianto ha subito un rapido declino. A partire dal 2012, la produzione energetica è stata significativamente ridotta a causa di vari fattori, tra cui l’andamento del mercato energetico e l’aumento della concorrenza da parte di fonti rinnovabili. La centrale è stata definitivamente chiusa nel 2013, e da allora è stata oggetto di vari progetti di riconversione.

Proposte di riconversione

Negli anni successivi alla chiusura, l’ex Centrale Termoelettrica Galileo Ferraris è stata inserita nel progetto Futur-e di Enel, che mira alla riconversione di siti industriali dismessi in nuove attività sostenibili.

Tra le proposte per il sito di Trino, vi è la trasformazione in un parco tematico dedicato alla mobilità sostenibile e all’energia pulita. Questo progetto prevede la creazione di strutture per la ricerca e lo sviluppo nel campo delle energie rinnovabili, nonché spazi per eventi e attività didattiche.

Stato attuale

Attualmente, l’ex centrale si trova in uno stato di semi-abbandono, con molte delle sue strutture originali ancora intatte ma in disuso. Le turbine, i condotti e le sale di controllo rappresentano un interessante esempio di archeologia industriale, attirando l’attenzione di studiosi e appassionati di storia industriale. Il sito continua a essere monitorato per garantire la sicurezza ambientale e la gestione dei residui industriali ancora presenti.

Le linee ferroviarie e le vecchie stazioni abbandonate del Vercellese

Nel Vercellese, ci sono diverse linee ferroviarie storiche con relative stazioni abbandonate. Oggi, tali percorsi e strutture costituisconono - ognuna con la propria storia e il proprio fascino - importanti esempi di archeologia industriale e tesori nascosti per gli appassionati di esplorazione urbana, offrendo uno spaccato delle tecniche di costruzione ferroviaria del XIX e XX secolo.

Linee ferroviarie abbandonate del Vercellese
Linee ferroviarie abbandonate del Vercellese

Linea ferroviaria Vercelli-Casale Monferrato

La linea ferroviaria Vercelli - Casale Monferrato è una delle storiche arterie di trasporto della regione Piemonte, inaugurata nel 1857, collegava Vercelli - importante centro agricolo e industriale - a Casale Monferrato, città storica situata della provincia di Alessandria.

La linea, che si estende per circa 19,2 km, originariamente copriva un percorso che poteva essere ulteriormente esteso fino a Valenza, con diramazioni verso Chivasso e Mortara. Questo ne faceva una linea di grande importanza strategica per il trasporto di merci e passeggeri nella regione.

Gestita da Rete Ferroviaria Italiana fino alla sospensione del servizio passeggeri nel 2013. Attualmente, la linea è armata e mantenuta in buono stato di conservazione, anche se il servizio ferroviario è stato sostituito da autobus.

Le stazioni e fermate principali lungo la linea Vercelli - Casale Monferrato includono:

  • Vercelli: punto di partenza della linea e principale stazione ferroviaria della città.
  • Asigliano Vercellese (soppressa)
  • Pertengo (soppressa)
  • Rive (soppressa)
  • Balzola Martinetta (soppressa)
  • Casale Popolo (soppressa)
  • Casale Monferrato: stazione principale di Casale Monferrato, che continua a operare per altre linee ferroviarie.

La tratta Vercelli - Casale Popolo rappresenta una porzione della linea più ampia che si estende fino a Casale Monferrato. Casale Popolo, infatti, è una frazione di Casale Monferrato e la fermata ferroviaria omonima si trova lungo la stessa direttrice della Vercelli - Casale Monferrato.

La vecchia stazione ferroviaria di Asigliano Vercellese

La Vecchia stazione ferroviaria di Asigliano Vercellese - in passato punto di transito cruciale per la comunità locale e per l’economia agricola e industriale della zona - è un altra delle ex stazioni ferroviarie del vercellese lungo la storica linea ferroviaria Vercelli-Casale Monferrato.

Come le altre ex stazioni ferroviarie lungo la stessa linea, è stata chiusa al traffico ferroviario nel 2013. Da allora, la stazione è rimasta inutilizzata e in stato di abbandono.

Attualmente, la stazione di Asigliano Vercellese è in uno stato di avanzato degrado. Gli edifici, un tempo funzionali e ben tenuti, ora mostrano segni evidenti di abbandono e deterioramento. Le strutture stanno lentamente deteriorandosi, con parti crollate e la vegetazione che inizia a invadere l’area circostante.

La vecchia stazione ferroviaria di Pertengo

Significativo esempio di archeologia industriale e ferroviaria, la stazione ferroviaria di Pertengo, insieme alle altre strutture abbandonate del suo genere, offre uno sguardo prezioso sulle tecniche di costruzione ferroviaria del XIX secolo e sulla storia del trasporto su rotaia nella regione piemontese.

La stazione ferroviaria di Pertengo nel 2000
La stazione ferroviaria di Pertengo nel 2000

Faceva parte della linea Vercelli-Casale Monferrato, che ha servito il centro abitato di Pertengo fino alla sospensione del servizio ferroviario nel 2013.

Attualmente, la stazione è in stato di disuso e abbandono. Le strutture della stazione, inclusi i binari e gli edifici, mostrano segni di degrado, e la vegetazione sta lentamente invadendo l’area, creando un ambiente suggestivo per gli appassionati di esplorazione urbana.

La vecchia stazione ferroviaria di Rive

La Stazione di Rive, come molte altre stazioni minori lungo questa linea, serviva principalmente i pendolari locali e il trasporto merci, contribuendo in modo significativo allo sviluppo economico della regione. Negli anni, con la modernizzazione e il cambiamento dei flussi di traffico, molte di queste stazioni, inclusa quella di Rive, hanno visto una riduzione del servizio passeggeri e talvolta una completa sospensione.

Oggi, la vecchia stazione di Rive, come molte altre strutture ferroviarie storiche, rappresenta un pezzo di patrimonio industriale, con un valore storico che testimonia l’importanza delle ferrovie nello sviluppo del Piemonte nel XIX e XX secolo.

La vecchia stazione ferroviaria di Balzola Martinetta

La stazione di Balzola Martinetta, nel comune di Balzola, in provincia di Alessandria, è un altra delle stazioni ferroviarie della linea ferroviaria Vercelli-Casale Monferrato che hanno operato per oltre un secolo, fornendo un servizio essenziale ai residenti e all’industria locale.

Come le altre stazioni della Vercelli - Casale Monferrato la Stazione di Balzola Martinetta è stata chiusa nel 2013. Oggi si trova in stato di abbandono, con edifici in evidente degrado, strutture fatiscenti e l’area circostante invasa dalla vegetazione.

La vecchia stazione ferroviaria di Casale Popolo

La vecchia stazione ferroviaria di Casale Popolo è un’altra importante testimonianza storica della linea ferroviaria che collega Vercelli a Casale Monferrato, situata nel comune di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. Le coordinate precise della stazione sono 45°09′37.4″N, 8°26′25.89″E.

Attualmente, la stazione di Casale Popolo, pur non essendo operativa per il traffico passeggeri quotidiano, rappresenta un elemento di interesse storico e culturale. Esistono progetti e discussioni per il recupero e la valorizzazione delle vecchie infrastrutture ferroviarie, mirando a trasformarle in spazi di interesse turistico o museale, mantenendo viva la memoria storica del trasporto ferroviario nella regione.

Linea ferroviaria Varallo-Novara

Ferrovia Romagnano Sesia - Grignasco - Varallo Sesia

La ferrovia Romagnano Sesia - Grignasco - Varallo Sesia, parte della linea Novara - Varallo Sesia, ha una lunghezza totale di 25,091 km. Aperta tra il 1884 e il 1886, è stata chiusa al servizio passeggeri nel 2014, mentre il tratto Novara - Romagnano Sesia è ancora utilizzato per il trasporto merci. L’ultimo gestore della linea è stato Ferrovie dello Stato.

Stazioni abbandonate del Vercellese
Stazioni abbandonate del Vercellese

Il servizio per i viaggiatori è stato soppresso dal 15 settembre 2014 e sostituito da servizi autobus. Il tratto Novara - Romagnano Sesia continua tuttavia a servire per il trasporto merci, principalmente per la Cartiera Kimberly-Clark. Il segmento Romagnano Sesia - Varallo Sesia viene occasionalmente utilizzato per treni turistici, spesso operati dalla Fondazione FS Italiane, che gestisce linee di rilevanza storica e culturale.

Voluta per promuovere lo sviluppo economico e sociale delle aree attraversate, collegando le località della Valsesia con Novara, la costruzione linea fu resa possibile grazie ai finanziamenti della Legge Baccarini del 1879. La linea ha subito vari interventi di ammodernamento nel corso degli anni, inclusi significativi lavori tra il 1991 e il 1992.

Il percorso parte da Romagnano Sesia, attraversa diverse fermate tra cui Prato Sesia e Grignasco, e si snoda attraverso le località di Valduggia, Borgosesia, Vanzone-Isolella, Quarona e Roccapietra, fino a raggiungere Varallo Sesia. Il percorso offre un affascinante viaggio tra le bellezze naturali e culturali della regione, rendendolo ideale per treni turistici che permettono di visitare luoghi di interesse come il Sacro Monte di Varallo.

Le corse turistiche, gestite dal Museo Ferroviario Valsesiano, sono effettuate con mezzi ferroviari d’epoca tra cui treni a vapore e diesel. Le fermate principali lungo il percorso includono Romagnano Sesia, Borgosesia, e Varallo, dove i passeggeri sono invitati ad esplorare le località e a partecipare a tour organizzati.

Di seguito l’elenco delle stazioni e delle fermate lungo la linea, con indicazione di quelle soppresse:

  1. Romagnano Sesia
  2. Prato Sesia
  3. Grignasco
  4. Valduggia (soppressa)
  5. Borgosesia (soppressa)
  6. Vanzone-Isolella (soppressa)
  7. Quarona (soppressa)
  8. Roccapietra (soppressa)
  9. Varallo Sesia (soppressa)
La vecchia stazione ferroviaria di Bettole - Valduggia

La stazione ferroviaria di Bettole - Valduggia, situata lungo la storica linea Novara-Varallo Sesia, è stata un punto cruciale per i trasporti della regione Valsesia. Inaugurata nel 1886, la stazione serviva principalmente i comuni di Bettole e Valduggia, fornendo un collegamento vitale per i residenti e le industrie locali.

La stazione di Bettole - Valduggia presenta le caratteristiche tipiche delle stazioni ferroviarie italiane di fine Ottocento, con una struttura semplice ma funzionale. L’edificio principale, ora in disuso, conserva ancora elementi architettonici originali che testimoniano il suo passato.

La Stazione si trova nei pressi della frazione di Bettole, facilmente raggiungibile tramite la strada provinciale che collega le principali località della Valsesia. La sua posizione era strategica, servendo non solo i viaggiatori locali ma anche le industrie del territorio, come le fonderie e le fabbriche di maglieria di Valduggia.

Dopo la chiusura al traffico passeggeri, la linea è stata mantenuta in buone condizioni e viene occasionalmente utilizzata per treni turistici e attività culturali. Questo permette di preservare un pezzo di storia ferroviaria e offrire ai visitatori un’esperienza unica nel cuore della Valsesia.

La stazione di Bettole - Valduggia rappresenta un importante testimone della storia industriale e dei trasporti della regione. Anche se non più in uso, rimane un simbolo del passato industriale di Valduggia e della sua integrazione nella rete ferroviaria nazionale.

La vecchia stazione ferroviaria di Borgosesia

La stazione ferroviaria di Borgosesia, situata in Viale Duca d’Aosta, fu inaugurata il 6 novembre 1885 come parte della linea ferroviaria Novara-Varallo. Dispone di tre binari, due dei quali dotati di piattaforme.

Nonostante la sospensione dei servizi passeggeri regolari, la stazione continua a essere un punto di interesse per i turisti, grazie ai treni storici che operano su base periodica e rappresenta un importante patrimonio storico per la comunità locale, non solo per la sua funzione originale ma anche per il ruolo che continua a svolgere nel promuovere il turismo e preservare la storia ferroviaria della regione.

La vecchia stazione ferroviaria di Vanzone - Isolella

La stazione ferroviaria di Vanzone - Isolella era una fermata situata nella frazione Isolella del comune di Borgosesia, in provincia di Vercelli. La fermata era costituita da un singolo binario e una semplice struttura in superficie, tipica delle fermate minori delle linee regionali italiane dell’epoca.

Geograficamente, la fermata - che serviva le piccole comunità locali e permettendo collegamenti essenziali per gli abitanti della zona - si trova in una posizione pittoresca. Nonostante la chiusura, la presenza della struttura e la possibilità di utilizzo per eventi speciali mantengono viva la memoria dell’importante ruolo che questa stazione ha giocato nella vita quotidiana dei residenti.

La vecchia stazione ferroviaria di Quarona

La stazione ferroviaria di Quarona, è un’altra importante testimonianza della storia ferroviaria della zona. Inaugurata nel 1886 come parte della linea ferroviaria Novara-Varallo, questa stazione serviva il comune di Quarona, facilitando il trasporto di passeggeri e merci tra le varie località del Piemonte.

Nel corso degli anni, la stazione di Quarona ha subito diverse modifiche e aggiornamenti per adeguarsi alle esigenze dei viaggiatori e delle merci. Tuttavia, con il passare del tempo e l’evoluzione dei trasporti, la stazione ha visto un progressivo declino del traffico ferroviario.

La stazione rappresenta un pezzo significativo del patrimonio industriale e ferroviario della regione, e ci sono stati vari tentativi e proposte per riqualificare l’area o trovare nuovi usi per la vecchia infrastruttura.

La vecchia stazione ferroviaria di Roccapietra

La Stazione di Roccapietra, situata nella frazione di Roccapietra del comune di Varallo, nella provincia di Vercelli, faceva parte della storica linea ferroviaria Varallo-Novara, che ha svolto un ruolo fondamentale nel collegare le comunità locali della Valsesia con il resto del Piemonte e dell’Italia.

Inaugurata nel 1886, la stazione è stata operativa fino al 2003, quando la Varallo-Novara - a causa della diminuzione del numero di passeggeri e della conseguente insostenibilità economica della linea - è stata ufficialmente chiusa al traffico ferroviario. Dopo la chiusura, la stazione è stata abbandonata e lasciata al degrado.

Oggi, la Stazione di Roccapietra è in stato di abbandono, con edifici che mostrano segni evidenti di deterioramento, strutture fatiscenti e la vegetazione incolta.

Un ringraziamento al lettore

Paesaggi del Vercellese
Paesaggi del Vercellese

Siamo giunti alla conclusione di questo affascinante viaggio attraverso i Misteri di Vercelli. Speriamo che questa guida ti abbia ispirato e fornito spunti interessanti per le tue prossime avventure. La provincia di Vercelli, con le sue leggende, i luoghi inquietanti e le storie affascinanti, offre un’esperienza unica che unisce storia, cultura e mistero.

Dalle antiche abbazie alle dimore storiche, dalle chiese avvolte nel mistero ai borghi abbandonati, ogni angolo di Vercelli è permeato di un’aura enigmatica che affascina e intriga. Le leggende di streghe, fantasmi e apparizioni spettrali che si tramandano da secoli rendono questa provincia un luogo di inesauribile fascino per chiunque sia attratto dall’occulto e dal soprannaturale.

Ogni luogo visitato, ogni racconto ascoltato ha il potere di trasportarti indietro nel tempo, permettendoti di rivivere le storie di chi ha abitato questi luoghi e di chi ha tramandato le loro leggende. Le atmosfere suggestive delle campagne vercellesi, i rumori inquietanti che risuonano nelle notti silenziose, le ombre che sembrano prendere vita tra le rovine di vecchi castelli, tutto contribuisce a creare un’esperienza sensoriale che va oltre la semplice visita turistica. Ogni esplorazione diventa un viaggio interiore e un percorso di scoperta anche di noi stessi, delle nostre paure e delle nostre curiosità più profonde.

Questa guida ha l’obiettivo di accompagnarti in questo viaggio unico, di offrirti una mappa dettagliata dei luoghi più misteriosi e affascinanti di Vercelli, arricchita da storie e curiosità che ti permetteranno di vivere ogni tappa con maggiore intensità. Che tu sia un appassionato di storia, un amante del paranormale o semplicemente un viaggiatore curioso, Vercelli ti accoglierà con le sue meraviglie nascoste e le sue storie indimenticabili.

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Alessandro

Ti sei mai chiesto cosa significhi vivere una vita all'insegna dell'avventura e dell'autosufficienza, sfidando i confini del possibile? Permettimi di portarti nel mio mondo, dove passione e professione si fondono con la scoperta e l'innovazione.

Sono un esploratore, vanlifer, cicloturista, mountain biker e kayak tourer per vocazione. Come consulente aziendale e fotografo di professione, ho il privilegio di unire il lavoro alla mia innata passione per la scrittura. Dopo anni trascorsi come digital nomad, vagando per il mondo e assaporando ogni sfumatura della libertà, ho scelto di abbracciare uno stile di vita off the grid, dedicato all'autosufficienza.

Amo viaggiare, muovermi e trascorrere le vacanze su mountain bike, kayak e altri mezzi autocostruiti a propulsione umana. La mia dedizione alla creazione, progettazione e produzione di oggetti innovativi è l'essenza del mio essere maker.

Scrivo guide dettagliate e coinvolgenti per coloro che condividono la mia passione, basandomi sui miei studi in ingegneria, meccanica, elettronica, informatica e diritto, nonché sulle mie competenze da viaggiatore e progettista. Il mio intento è di offrire esperienze e conoscenze pratiche a chi desidera avventure autentiche e sostenibili, infondendo in ogni lettore il coraggio di esplorare nuovi orizzonti e vivere la vita nella sua forma più pura e libera.

Ti invito a unirti a me in questo viaggio straordinario, dove ogni pagina è una porta aperta verso mondi inesplorati e ogni parola un invito all'avventura.

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